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La Mia Prima Volta In Assoluto

La Mia Prima Volta In Assoluto

02/07/2019

La Mia Prima Volta In Assoluto

di hottoy 

tratto da annunci69


Era un’estate lunga e calda. 
Finita la scuola, come tutti gli anni, la mia famiglia aveva affittato un appartamento nel primo entroterra livornese. 
Si trattava di una porzione di colonica, ottimamente ristrutturata, in piena campagna. A pochissimi minuti dal mare. Attorno solo terreni con ulivi e frutteti, alle spalle una collina con un fittissimo bosco e davanti, all'orizzonte, il mare. 
Avrei compiuto sedici anni ad ottobre e, come tutti i coetanei, avevo due cose in testa: il calcio ed il sesso. Se con il primo avevo una certa dimestichezza e non perdevo occasione per tirare quattro calci a qualunque oggetto sferico, con il secondo il rapporto era meno scontato. Le compagne di scuola, coetanee, se discrete non ci consideravano e andavano dietro a quelli più grandicelli, specie se avevano la moto o la macchina. Le altre non le consideravamo noi. Specialmente io che, da tempo, sentivo attrazione solo, e sempre più, verso figure femminili mature, morbide, procaci e seducenti. Figure che, poco o nulla, avevano a che vedere con le amichette di scuola slavate ed insignificanti. Piuttosto, direi, con le loro mamme o certe loro nonne, se giovanili e bellocce.
Le mie fantasie avevano per protagoniste figure muliebri mediterranee, abbondanti, dai seni prosperosi, vere erinni del sesso, pronte a dissanguare il proprio amante di turno facendone brandelli. 

Solo fantasie, ovviamente, che poi si traducevano in grandi sedute masturbatorie a base di giornaletti che, solo in parte, placavano le mie voglie crescenti.
Quella mattina era particolarmente afoso e non avevo voglia di andare alla spiaggia con la mia famiglia ed i nostri amici/vicini di appartamento. Così, accampando la scusa di voler restare in casa per sbrigare un po’ di compiti estivi, venni affidato alle cure della proprietaria della casa, che abitava stabilmente nell’appartamento più grande della colonica ed affittava, solo stagionalmente, gli altri due più piccoli. 
Era una donna non particolarmente bella ma intrigante ed eccitante, sui 55 anni, mora, occhi nerissimi ed intensi, labbra molto carnose, che si aprivano su denti bianchissimi. Di corporatura piuttosto robusta, aveva una paio di tette molto abbondanti che metteva in mostra in ogni occasione, vestendo per lo più abitini succinti e scollati, che sembravano essere di una o due taglie inferiori, tanto evidenziavano il seno e soprattutto i fianchi ed il sedere. Le gambe erano molto toniche, slanciate, quasi muscolose, frutto delle lunghe camminate giornaliere in aperta campagna o sulla battigia.
Si chiamava Luana ed era rimasta vedova da qualche anno. Alla morte del marito, non potendosi più occupare dell’attività agricola, aveva venduto i terreni circostanti, ristrutturando il casale e vivendo, piuttosto agevolmente, degli affitti estivi e della rendita derivante dai capitali risultanti dalle terre cedute.
Erano ormai un paio di anni che ci conoscevamo e fra di noi era nata una certa intesa, fatta di battutine, scherzetti, ammiccamenti che, però, erano rimasti solo a livello di simpatia, fra una donna ormai matura ed un pischellino che avrebbe potuto essere suo nipote. 
Non so quando si fosse accorta del mio mutato interesse nei suoi confronti ma negli ultimi giorni aveva acquisito un atteggiamento sbarazzino e vagamente provocatorio, che la portava spesso a sfiorarmi con rapide carezze, passarmi le mani frai capelli, darmi abbracci furtivi, lanciarmi sorrisini e occhiatine ammiccanti, senza mai perdere l’occasione per mettere in mostra le bellissime gambe e le sue rotondità. 
Era accaduto più di una volta che, steso sul letto, nel caldo pomeriggio, la mia mente andasse a lei, immaginandola in posizioni ed atteggiamenti particolari e, mentre l’eccitazione cresceva, iniziavo a toccarmi pensando di possederla, finendo sempre per concludere con abbondanti venute.
Si, penso proprio che, anche non volendolo, le avessi fatto capire il mio interesse nei suoi confronti. 
E lei, che aveva capito benissimo, aveva preparato la sua tela, come il ragno che attira e intrappola la propria preda. Io non aspettavo altro che di caderci con tutto me stesso.

Partiti che furono tutti gli altri, rimanemmo solo noi due, il cane, quattro gatti e, tutt’intorno, il vuoto più assoluto, eccezion fatta per le cicale che, senza tregua, erano la colonna sonora di quella calura.
Ero ancora in camera quando sentii Luana chiamarmi per chiedermi di scendere. Aveva fatto un bel tè freddo e voleva condividerlo con me. In un attimo fui alla porta della sua cucina. Entrando la trovai di spalle davanti ai fornelli. Indosso solo un grembiule da cucina che lasciava completamente scoperto il bellissimo culo, abbondante ma sodo, ed un paio di scarpe coi tacchi. “Vieni, accomodati… Ti piace la tua cameriera sexy? Ti aspettavo da un bel po’” esordì con tono seducente. Sentii il calore salirmi dai piedi verso l’alto, le tempie iniziare a pulsare, il cazzo diventarmi subito marmoreo, sotto i pantaloncini estivi che non riuscivano a contenerlo. Si girò e venne verso di me maliziosamente sorridente. “Ecco finalmente il mio porcellino voglioso tutto per me. Era l’ora che restassimo da soli, senza tutti quei fastidiosi rompipalle” esclamò scherzosamente, mentre passava le sue braccia dietro la mia schiena, appoggiando il seno morbido sul mio petto e sfiorando con le sue labbra le mie. Io non capivo già più niente. Non sapevo se fossi nel mondo reale oppure nell’ennesima fantasia erotica di cui ultimamente si coloravano i miei sogni. In un istante mi ritrovai avvinghiato a lei. La sua bocca era dovunque. Sul mio collo, sul mio viso, avida ed umida. Sentivo la sua lingua penetrare la mia bocca e poi strisciare sul mio petto, fermandosi sui capezzoli, divenendo un succhio intenso, anche violento, seguito da morsi che provocavano in me un misto di piacere e dolore. Oramai il mio cazzo era fuoriuscito dai pantaloncini. Durissimo e bagnatissimo. Sentivo gli umori scendere dalla cappella mentre lei si inginocchiava ed iniziava a baciarmelo. Con la mano asciugava il liquido in eccesso ed iniziava ad affondare le sue labbra sull’asta. “Lo sapevo che avevi un bel cazzo, duro e funzionante… Adesso ti insegno io come usarlo al meglio con una vacca come me”…. 
Non capivo assolutamente più niente, mentre iniziava a pomparmi con quelle labbra grosse ma morbide. Sempre più a fondo e sempre più veloce. Le presi dolcemente la nuca e, come in una delle seghe che finora mi ero fatto al suo pensiero, iniziai a guidare il ritmo di quella bocca che avevo sempre sognato. 

Ma durò poco, perché l’eccessiva eccitazione mi portò a venirle in bocca senza quasi nemmeno accorgermene. Temevo potesse non gradire questa venuta inaspettata, prematura e quasi a tradimento. Ma non fu così. Felice, quasi orgogliosa, della mia reazione ed eccitazione massima, continuò a pompare, ma sempre più lentamente, mentre parte del nettare le scendeva dalla bocca. Poi si staccò dal cazzo e, ingollando lo sperma che aveva in bocca, con un mezzo sorriso di compiacenza, si passò la lingua sulle sussurrando un “buonissimo” che mi mandò ancor più in estasi…
Senza dire niente si alzò, non togliendomi lo sguardo dagli occhi, si avvicinò al tavolo, prese un tovagliolo di carta e fu di nuovo appiccicata a me. “Adesso lo puliamo un po’ …” Sussurrò, mentre mi passava la carta sul cazzo avvolgendo completamente la cappella per asciugarla. “Che ne dici.. Ti piace?” Credo, ma non sono sicuro, di essermi limitato a sospirare un “da morire”. Mentre lei mi prendeva la mano e mi tirava dietro di se’ verso l’ampio divano all’angolo. “Ora tocca a te farmi vedere cosa sai fare e come fai godere una vecchia troia come me”. Si mise sul fianco, con la gamba destra distesa sul divano e la sinistra inarcata. La sua figona pelosa era apertissima e non mi feci ripetere la richeista. Senza nemmeno sfiorarla con le mani iniziai a baciargliela e leccarla con avidità, anche eccessiva. Ma pareva non le dispiacesse. Anzi. Con le dita allargava le labbra invitandomi ad usare la mia lingua sempre più in profondità. Assaggiavo per la prima volta il sapore di quel succo acre ma piacevole che scivolava sempre più copiosamente da quel meraviglioso organo di piacere. La sentivo gemere ed ansimare sempre più insistentemente ed affannosamente mentre con il medio della mano destra si masturbava, accentuando il piacere provocatole dalla mia lingua. Ad un certo punto la sentii irrigidirsi. Si bloccò completamente inarcando il corpo e restando immobile. Si trattò di un istante ma sembrava non finire mai. Gemeva dal profondo, un mugolio sordo di piacere, che sembrava quasi un lamento, mentre mi premeva con forza la nuca contro la sua vagina, urlando e masturbandosi con le mie labbra, ormai colanti del suo nettare. Restò così, buttata sul divano, respirando affannosamente, le gambe completamente divaricate, la fica spalancata, allagata di umori profumati. Il divano era bagnatissimo. Una chiazza gigantesca si allargava sotto di lei. Con la bocca piena dei suoi effluvi e il suo odore stampato sulle mie labbra, la baciai intensamente e lei si abbandonò del tutto. Ormai le mie mani erano sui suoi seni giganteschi. I capezzoli sembravano scoppiarle tanto erano duri e tesi. Ed io iniziai a sfiorarli con la lingua, per poi baciarli e succhiarli sempre più intensamente. Gradiva eccome, la maialona, che riprese a gemere di piacere mentre mi invitava a succhiarli sempre più forte ed intensamente. Ormai il cazzo era nuovamente duro e sentivo i testicoli pulsare. Lei si spostò quel poco che le consentì di far scendere la gamba sinistra dal divano mentre la destra era sulla spalliera. La sua fica aperta, bagnatissima e calda attendeva solo di essere penetrata e riempita a dovere. Mentre continuavo il lavoro sui suoi seni, iniziai a prendere posto in mezzo alle sue gambe. Il mio bacino era stretto fra le sue cosce tornite e forti e la mia cappella non ebbe difficoltà a trovare la strada in mezzo a quel lago di piacere. Sentivo che ormai stavo entrando, senza trovare resistenza, tanto eravamo entrambi bagnati e gocciolanti di succhi umorali. Scivolai dentro, sempre più, senza sforzo, quasi risucchiato dal vortice di quel piacere. E lei che gemeva, si contorceva, si palpava i seni strizzandosi intensamente i capezzoli. “Da spingilo tutto dentro, fino in fondo, voglio che tu ci ficchi anche le palle e poi mi sbatta come una troia”. Ormai ero tutto dentro di lei e la stavo scopando proprio come nei giornaletti o nei filmini che avevo visto. La sbattevo con sempre maggior ritmo ed intensità, tutto il mio membro era dentro di lei, che godeva alternando mugolii a risatine di piacere. Tanta era l’eccitazione di entrambi che la sua fica era ormai un lago traboccante e sciabordava sempre più forte mentre la scopavo. Mi disse di essere venuta già tre volte e che adesso toccava a me. Voleva essere inondata tutta… Non me lo feci ripetere. Iniziai a sbatterla sempre più forte ed a fondo, il cazzo entrava ed usciva dentro di lei, in tutta la sua lunghezza, in quel mare di umori, con lei che, per il piacere, si mordeva con forza l’indice della mano destra mugolando, quasi piangendo, sussurrando “ancora, ancora… più forte. Sbattimi tutta”. 
Sentivo di non poter resistere oltre. Le palle mi pulsavano intensamente. La cappella mi provocava scariche di piacere ad ogni minimo movimento. Mi fermai due o tre volte per prolungare questa goduria che avrei voluto non avesse mai fine. Ma stavo per venire. Un fiotto caldo stava per risalire dai testicoli lungo il cazzo. Allora ripartii a sbatterla con tutta la forza e la violenza di un coito sognato e cercato da troppo tempo. E mentre affondavo i l cazzo tutto dentro, lei esplose in un urlo di piacere. “Sii dai.. mi fai morire.. vieni con me”. Non aveva ancora finito l’ultima sillaba che esplosi. Sentii il mio cazzo scaricare tutto il succo nel suo ventre mentre un brivido caldo, intenso, profondo mi correva lungo la spina dorsale. Esplosi di piacere inondandola tutta. Poi mi lasciai andare. Sempre dentro di lei, mi distesi dolcemente sul suo corpo. Le nostre labbra tornarono a congiungersi in un bacio lunghissimo, intenso, dolcissimo. Due esseri fusi in un solo corpo, che condividevano anche l’aria stessa che respiravano. Non so dire quanto sia durato questo istante di totale abbandono reciproco dopo la dura ed intensa cavalcata. So solo che i nostri corpi erano bagnatissimi. Un misto di sudore ed umori difficilmente distinguibili. Ci staccammo a fatica e contro volere e, alzandoci, ci avviammo, mano nella mano, verso il bagno per una bella doccia fresca.. Che fece solo da preludio ad una ripresa. Che fu poi seguita da molti alti incontri, più o meno fugaci e furtivi. E non solo per quella estate.

Anche durante l’inverno, approfittando delle festività scolastiche e di certi fine settimana siamo riusciti a vederci. Lei mi veniva a prendere alla stazione di Livorno, in auto, per poi trascorrere ore ed ore, talora intere giornate, a letto assieme. Un corpo ed un’anima sola. Accomunati dalla passione e dalla ricerca del piacere reciproco, senza troppe complicazioni e motivazioni esterne che turbassero la voglia di godere dei nostri corpi e della nostra sintonia psico-fisica, di apprezzare ogni singolo istante in cui le nostre persone si fondevano in un unicum.

Col passare del tempo, poi, come è naturale, le nostre strade si sono, pian piano, inevitabilmente allontanate. I nostri incontri sono però proseguiti per svariati anni, seppur con sempre minore intensità e frequenza ma per me Luana resta la madre di tutte le femmine, che in seguito ho ricercato, amato e posseduto nelle mie successive esperienze. 

Ecco perché, ancora oggi, mi emoziono e mi eccito pensando a lei ed ai tanti momenti vissuti e goduti assieme. Ed è questo che, ancora oggi, mi spinge a ricercare figure femminili speciali e particolari che siano in grado di farmi di nuovo emozionare e vivere il sesso con lo stesso entusiasmo, trasporto, leggerezza, spontaneità, curiosità, sorpresa e totale reciproca dedizione, fisica e mentale, di quella prima volta.

Grazie Luana per ogni singolo istante che abbiamo condiviso. 


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